il giornale di DeriveApprodi

editoriale

Il precariato è femmina?

di Gianmarco Mecozzi

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È facile recensire quei film, molti direi la maggioranza, per i quali non si riesce ad avere un briciolo di stima. Film indegni e meno indegni, tristemente famosi o celebrati dalle sirene di regime, film d’autore o vanziniani, c’è davvero l’imbarazzo... (continua...)

08/05/2008
articolo

Immaginario e senso comune

di Enrico Livraghi

L'alluvione ha investito tutti. Ha spazzato via la sinistra cosiddetta arcobaleno (impronuciabile sintagma), ma ha fatto franare anche la supponenza autocratica del PD di Walter Veltroni (un vero e... (continua...)

05/05/2008
dossier

7. Vento del sud

di Pietro Sebastianelli

Il caso di Caserta: la città residenziale

Un esempio, forse emblematico, di città meridionale è quello di Caserta. Le trasformazioni avvenute nel tessuto... (continua...)

le novità editoriali di DeriveApprodi

 

Avete pagato caro. Non avete pagato tutto
Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita
Nel corso degli anni Settanta, «Rosso» è stata la più sperimentale, innovativa e insieme autorevole rivista dell’Autonomia operaia. La sua fortuna editoriale e forza di condizionamento presso considerevoli aree di militanti risiedeva in una sofisticata alchimia comunicativa. Un mix linguistico che sapeva fondere narrazioni in presa diretta delle lotte con saggi di grande rigore analitico; storie a fumetti con titolazioni fulminanti; riferimenti cinematografici con satire impietose.

La speranza, sempre
Philippe Manche
Su Manu Chao, ex cantante dei Mano Negra e solista da milioni di dischi, si è scritto moltissimo. Perché un altro libro?
Perché colui che senza volerlo è diventato il portavoce dei no global, accertata l’affinità con il suo interlocutore, il giornalista musicale Philippe Manche, in questo libro abbandona ogni reticenza e si racconta: l’ambiente stimolante dell’infanzia, l’adolescenza punk, l’impegno politico, i segreti della creazione.

Lessico del razzismo democratico
Giuseppe Faso
Nel nostro Paese il sentimento razzista si esprime ormai in espliciti e reiterati gesti di pura violenza da parte di singoli e gruppi contro cose e persone. Questi gesti sono stati preceduti dal lento covare di un silenzioso rancore. Ma col tempo il silenzio è esploso in un liberatorio vociare di gruppi che hanno coinvolto intere comunità. Il lento lavorio delle parole razziste e la loro messa in comunicazione, non solo nei grandi circuiti dei media, ma soprattutto in quelli del minuto transito quotidiano di massa (i bar, i mezzi pubblici di trasporto ecc.), crea i presupposti delle pratiche razziste. Ma la tesi di questo libro è molto più radicale e scandalosa. Accanto a un linguaggio razzista ignorante, esplicitamente sguaiato e volgare, ve ne è un altro più pericoloso ed efficace, quello colto e raffinato proprio di quegli intellettuali che fanno sfoggio di convinta democraticità. Nella loro produzione di linguaggio sono innestati i germi di un sottile razzismo che si insinua nel comune pensare e parlare della «gente comune». Questo è, per l’autore, l’operare del «razzismo dei colti». Ed è proprio da lì che si origina il senso e l’opinione che poi diventa convinzione assoluta di massa perché ammantata di una presunta oggettività, dei cosiddetti «dati di fatto».

Perché non ci odiano
Marl LeVine
Dopo svariati decenni di retorica politica siamo finalmente arrivati allo scontro di civiltà. Il mondo diviso in due vede schierate, da un lato, le forze del bene – coalizzate per la difesa della libertà e della democrazia – e, dall’altro, l’asse del male – un’alleanza tra integralisti religiosi decisi a riportare al medioevo le lancette della storia. L’Occidente democratico e l’Oriente musulmano non sono mai stati tanto distanti.
Si è fatto di tutto per convincerci che le cose stanno così: esperti, strateghi, giornalisti, politici vanno paventando da anni l’imminente arrivo del nuovo mondo bi-polare. Ora ci siamo.
In questo saggio esaustivo sul mondo arabo-musulmano, LeVine mostra quale sia stato l’impatto della globalizzazione e delle pratiche neo-coloniali su una regione che si estende dal Nordafrica al Medioriente, smantellando i luoghi comuni e i pregiudizi che sono alla base delle analisi dei neo-conservatori americani.

Quasi goal
Luca Cardinalini
Questo libro non racconta le vicende del solito calcio. Quello che straborda dai media. Quello del campionato di serie A, della Champions League, dei compensi miliardari ai giocatori, degli sponsor, dei diritti di antenna, degli intrighi, delle truffe, dello spettacolo, dello scontro tra ultras. Questo libro racconta il calcio «minore»: quello che si gioca nei più spelacchiati e sperduti campi delle periferie e dei rioni dell’infinita provincia italiana. Il calcio dalla serie C in giù, fino alla Terza categoria, oltre la quale ci sono solo le sfide tra colleghi di lavoro, scapoli ammogliati e roba così. Eppure questo calcio «minore» è in realtà maggiore per numeri, perché ogni domenica coinvolge centinaia di migliaia di persone tra giocatori, dirigenti, parenti, amici.
Un mondo che nessuno racconta, se non l’attento e curioso Luca Cardinalini.
Questo libro raccoglie il meglio di questo calcio, più vero perché più spontaneo e partecipato. Quello in cui si riconosce chiunque abbia, anche solo per una volta, vissuto l’emozione di infilare un paio di mutandoni e di scarpette chiodate.

Volare al sabba
Cesare Bermani
Dagli inizi degli anni Sessanta, sulla scia delle ormai classiche ricerche di Ernesto de Martino sul mondo magico dell’Italia del Sud, Cesare Bermani ha condotto una lunga ricerca sul campo, ricostruendo l’universo magico imperniato sulla figura della strega, ancora presente fino alla metà del Novecento, a partire dal caso di un paese dell’Abruzzo.
I comportamenti che definiscono una strega, le sue trasformazioni animali, i suoi voli sciamanici, il suo gioco con i bambini al sabba; la funzione dei maghi, i rituali di difesa, le fatture, l’“invidia” e il lupo mannaro vengono qui esaminati, in un lavoro che coniuga ricerca storica, antropologica e analisi di tipo psico-antropologico.
La ricerca mette in luce non solo le radici greco-romane del mondo magico dell’Italia del Sud, ma anche la presenza di elementi di sciamanesimo d’origine centro-europea e di fenomeni assai simili a quelli dei “benandanti” a cavallo tra Cinquecento e Seicento studiati da Carlo Ginzburg.

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